Sei tracce che disegnano un ritratto della nostra società attuale e delle contraddizioni che la avvolgono, in rapporto alla dimensione ossimorica di speranza disillusa dell’autore. È ciò che è contenuto inTempo reale – a sud dell’orizzonte”, ultimo lavoro del cantautore e fisarmonicista Giuseppe Caruso.

Sesto in ordine di arrivo nella discografia dell’artista, Tempo reale è un mini-album scritto e prodotto in Calabria e che di essa racconta. Un tentativo di restituirne una fotografia lucida e fedele, che cattura in un istante tutte le sue eterne contraddizioni. È una cartolina dal nostro Mezzogiorno, ma che si adatta a qualsiasi sud del mondo, inteso come luogo fatto di cicatrici profonde ma anche di esperienze di rinascita dettate da un ancestrale desiderio di riscatto.

La prima traccia, Tempo reale – a sud dell’orizzonte”, da cui il disco prende il nome, è un racconto del personale stato d’animo dell’autore di fronte a ciò che si accinge a cantare. Attraverso una melodia che resta la stessa cambiando tempo tre volte, si evince la fatica di stare dietro ai tempi che corrono, di fronte a cui spesso ci si arrende facendo vincere un senso di angoscia e di rabbia per ciò a cui quotidianamente si assiste.

Segue “Porta d’Europa”, una traccia ispirata dal libro “La frontiera” di Alessandro Leogrande. È un racconto narrato dall’altra parte del mare. Una musica dalla terraferma che parla di coraggio, del desiderio per la libertà, che non si arrende neanche di fronte alle tragedie dei naufragi, all’accoglienza negata e alla chiusura di porti e persone.

Chiusura dovuta all’appiattimento morale e culturale che investe il nostro tempo e che viene cantata in “Cronache locali”. In questa traccia i protagonisti sono gli altri, gli autoctoni, o meglio quella parte di essi che rappresentano “la razza inospitale”. L’egoismo e il qualunquismo come atteggiamenti diffusi e incitati dall’alto, che spingono le persone alla paura dell’altro e al conseguente razzismo strisciante.

C’è poi un’altra storia, “un’altra storia che si chiama Riace”, descritta nella traccia “Rebelde”, che narra un’esperienza diversa. Riace, luogo molto caro all’autore, rappresenta un villaggio dove il Sindaco Domenico Lucano è riuscito a mutare in ricchezza le differenze fra gli uomini. L’”uomo che combatte nella terra stremata” aveva costruito un modello che è stato smantellato, ma che l’autore vuole fissare nella memoria perché esso rappresenta “la Calabria che si scuote da dentro”.

La stessa Calabria di “Giugno millenovecentoottanta”. Un omaggio alla vita di Giovanni Losardo, segretario capo della Procura della Repubblica di Paola, ucciso per mano della ‘ndrangheta a Cetraro. Un inno alla sua memoria e un messaggio rivolto alle giovani generazioni: “non abbiate paura di spiegare le ali/sotto un cielo sinistro orfano di ideali”.

Il mini-album si conclude con “Disincanto”. Come a chiudere un cerchio ritornano la disillusione e il senso di impotenza di fronte alle ingiustizie raccontate. Ma come accade con il vaso di Pandora, in fondo al baratro si intravede la speranza, la bellezza. Lo stesso messaggio racchiuso dalla foto di copertina: la promessa di un progresso rimasto incompiuto nel non finito tipico dell’architettura di Calabria, messo in ombra e vinto dall’incanto del suo ineguagliabile paesaggio.

Il disco è stato pensato, scritto e realizzato in completa autonomia dall’autore e porta a termine una riflessione avviata dall’album precedente “Memorie permanenti”

                                                                                                                   press officer

                                                                                                 Teresa Panzarella

  1. tempo reale - a sud dell'orizzonte Giuseppe Caruso 4:30
  2. Porta d'Europa Giuseppe Caruso 3:41
  3. rebelde Giuseppe Caruso 3:33
  4. cronache locali Giuseppe Caruso 2:37
  5. disincanto Giuseppe Caruso 4:49

Share and Enjoy !

0Shares
0 0

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *