Discografia

*album in lavorazione

Come salvadanai” è un brano che parla del prezzo della vita e che, a modo suo, attraversa come può questi tempi. Segue “Povera terra“, una dedica a coloro che hanno deciso di restare al sud senza però rassegnarsi al regime criminale. Un omaggio a chi ogni giorno deve fare i conti con la solitudine della periferia calabrese, tra le ingiustizie, i soprusi, l’abbandono.”Il cielo negli occhi” è una canzone sulla fratellanza perennemente minacciata dall’egoismo, dall’odio e dall’individualismo. “Tropea“, brano nato sulle terrazze di Pizzo Calabro, è il risultato di un viaggio fatto nei primi di luglio lungo “la costa degli Dei” in Calabria. A concludere la prima parte dell’album di inediti “Puzza di pesce” , un brano che narra la rabbia e l’impotenza difronte ai crimini di un’Europa egoista e sempre di più “tana di talpe”. Con questi cinque brani si apre un nuovo capitolo dal titolo “Bonaventura“, (dal latino bona=buona e ventura=fortuna), un progetto in cerca di umanità. E allora “bonaventura” a chi sogna un mondo più libero e meno crudele, “bonaventura” a chi sta vivendo tempi difficili, “bonaventura” al futuro della Terra e alla presenza dell’uomo.

 

 

 

 

Tempo reale – a sud dell’orizzonte è un progetto nato da una profonda riflessione sul tempo e sulla memoria. Il mini-album, realizzato in completa autonomia, va a completare un discorso cominciato con Memorie permanenti lo scorso novembre.

Sei tracce che disegnano un ritratto della nostra società attuale e delle contraddizioni che la avvolgono, in rapporto alla dimensione ossimorica di speranza disillusa dell’autore. È ciò che è contenuto in “Tempo reale – a sud dell’orizzonte”, ultimo lavoro del cantautore e fisarmonicista Giuseppe Caruso.

Sesto in ordine di arrivo nella discografia dell’artista, Tempo reale è un mini-album scritto e prodotto in Calabria e che di essa racconta. Un tentativo di restituirne una fotografia lucida e fedele, che cattura in un istante tutte le sue eterne contraddizioni. È una cartolina dal nostro Mezzogiorno, ma che si adatta a qualsiasi sud del mondo, inteso come luogo fatto di cicatrici profonde ma anche di esperienze di rinascita dettate da un ancestrale desiderio di riscatto.

La prima traccia, “Tempo reale – a sud dell’orizzonte”, da cui il disco prende il nome, è un racconto del personale stato d’animo dell’autore di fronte a ciò che si accinge a cantare. Attraverso una melodia che resta la stessa cambiando tempo tre volte, si evince la fatica di stare dietro ai tempi che corrono, di fronte a cui spesso ci si arrende facendo vincere un senso di angoscia e di rabbia per ciò a cui quotidianamente si assiste.

Segue “Porta d’Europa”, una traccia ispirata dal libro “La frontiera” di Alessandro Leogrande. È un racconto narrato dall’altra parte del mare. Una musica dalla terraferma che parla di coraggio, del desiderio per la libertà, che non si arrende neanche di fronte alle tragedie dei naufragi, all’accoglienza negata e alla chiusura di porti e persone.

Chiusura dovuta all’appiattimento morale e culturale che investe il nostro tempo e che viene cantata in “Cronache locali”. In questa traccia i protagonisti sono gli altri, gli autoctoni, o meglio quella parte di essi che rappresentano “la razza inospitale”. L’egoismo e il qualunquismo come atteggiamenti diffusi e incitati dall’alto, che spingono le persone alla paura dell’altro e al conseguente razzismo strisciante.

C’è poi un’altra storia, “un’altra storia che si chiama Riace”, descritta nella traccia “Rebelde”, che narra un’esperienza diversa. Riace, luogo molto caro all’autore, rappresenta un villaggio dove il Sindaco Domenico Lucano è riuscito a mutare in ricchezza le differenze fra gli uomini. L’”uomo che combatte nella terra stremata” aveva costruito un modello che è stato smantellato, ma che l’autore vuole fissare nella memoria perché esso rappresenta “la Calabria che si scuote da dentro”.

La stessa Calabria di “Giugno millenovecentoottanta”. Un omaggio alla vita di Giovanni Losardo, segretario capo della Procura della Repubblica di Paola, ucciso per mano della ‘ndrangheta a Cetraro. Un inno alla sua memoria e un messaggio rivolto alle giovani generazioni: “non abbiate paura di spiegare le ali/sotto un cielo sinistro orfano di ideali”.

Il mini-album si conclude con “Disincanto”. Come a chiudere un cerchio ritornano la disillusione e il senso di impotenza di fronte alle ingiustizie raccontate. Ma come accade con il vaso di Pandora, in fondo al baratro si intravede la speranza, la bellezza. Lo stesso messaggio racchiuso dalla foto di copertina: la promessa di un progresso rimasto incompiuto nel non finito tipico dell’architettura di Calabria, messo in ombra e vinto dall’incanto del suo ineguagliabile paesaggio.

Il disco è stato pensato, scritto e realizzato in completa autonomia dall’autore e porta a termine una riflessione avviata dall’album precedente “Memorie permanenti”

Press officer 

  Teresa Panzarella

                                                                                   

BRANI

  1. tempo reale – a sud dell’orizzonte
  2. porta d’Europa
  3. rebelde
  4. cronache locali
  5. giugno millenovecentoottanta
  6. disincanto

 

 

Memorie permanenti è un disco sull’esistenza vincolata dai legami e dalla memoria, terreno di ideali per i quali la vita può anche essere sacrificata.
La memoria necessaria, dovuta e imprescindibile, serra le prigioni dei modelli di rapporto e custodisce l’intimo persistere dei ricordi.

BRANI:             

   1. un porto per amico
   2. il senzanome
   3. rovi di memoria
   4. il ritorno di Ettore
   5. Ipazia
   6. il circo in città
   7. millenovecentoottanta
   8. andatura sospetta
   9. giallo di fumo   

                                                                                                                            

Smog chiral è un album da solista che va a completare il lavoro cominciato con il mini-album Smog
Le canzoni sono intese come immagine speculare dell’autore. 
Smog chiral è un album che racconta la personale condizione esistenziale, il disagio e l’incapacità di elaborare nuove strategie contro la solitudine.

BRANI:        

   1. fortezze di fragilità
   2. i mari del sud
   3. il santo bevitore
   4. default
   5. gelo
   6. nuda
   7. nostos
   8. lamento
   9. smog chiral

 

 

Smog

Un disco per raccontare l’altra faccia del capitalismo, le conseguenze di un sistema che rivela la propria crudeltà e le persone che le vivono quotidianamente. E’ ciò che è racchiuso in Smog, mini album del cantautore Caruso, in uscita il 25 aprile in anteprima digitale su Bandcamp e in formato fisico sul sito ufficialewww.giuseppecarusoofficial.it. Il lavoro è stato anticipato dall’uscita dei due singoli: Smog, da cui l’album prende il nome, e Gravidanza. 
Cinque tracce che narrano e descrivono un ecosistema in crisi e che tentano di dare voce agli esclusi, a quelle persone che non lo hanno scelto ma che ne sono vittime e dei loro tentativi di fuggirne, persone per cui il più delle volte il lieto fine non è contemplato. 
Il mini-album si apre con “Smog”, elemento invisibile e dominante, la cui onnipresenza inebria ogni giorno le nostre vite e che può simbolicamente rappresentare la nube di illusioni materiali da cui siamo circondati e di cui ci circondiamo per riempire quotidianamente le nostre esistenze. Il tutto mentre dall’altra parte del mondo migliaia di persone si mettono in viaggio costrette a fuggire da contesti disumani, viaggio che viene raccontato in “Gravidanza”, dando voce a un narratore d’eccezione: il mare, traghettatore di speranze e molto più spesso testimone involontario di stragi di vite umane e di mancata accoglienza. 
Segue “Riviera”, brano che descrive una barca fatta della speranza degli ultimi, barca che non possiede “né remi né vela per andar”, che non riesce a trovare un porto sicuro in cui attraccare e che continua a navigare in un mare di ingiustizie, come la ‘ndrangheta, la guerra, la povertà. 
In “Africa Nera” invece l’autore cerca, senza pretese, di immaginare la vita e lo stato d’animo di quelle persone che riescono a fuggire dalla propria terra ma si ritrovano poi prigioniere in un paese straniero e ostile. 
Il mini-album si chiude con “Senza benzina”, una ballata allegra e ironica sull’assurdità del controllo che il petrolio riesce ad esercitare sulle nostre vite e sull’affanno quotidiano nel tenere il passo in un sistema che accelera e consuma. 
Emergono così due mondi diversi che sebbene possano sembrare lontani o contrapposti evidente resta la loro inevitabile e spietata connessione. 
L’album è stato registrato in presa diretta, la scelta dell’autore deriva dalla volontà di ricreare in studio l’ambiente live, senza ricorrere ad effetti particolari e puntando a prediligere l’essenza del brano. 
L’approccio minimalista degli arrangiamenti lascia esprimere i testi, il loro valore evocativo e il forte messaggio che intendono trasmettere all’ascoltatore. 

Press Officer 
Teresa Panzarella 

BRANI:        

   1. smog
   2. gravidanza
   3. riviera
   4. africa nera
   5. senza benzina
   

 

Mangu cu’ gass. Uno sguardo al cielo e uno a terra. L’arte di sabotarsi per sopravvivere. Contare i propri passi per restare fermi tra gli agrumeti e il mediterraneo. Fare la conta dei vivi e dai morti in arrivo cullati dal mare. Lasciare la statale, rifugiarsi al Varrone per vedere meglio il cielo, l’acqua, gli ontani, i pini e i pioppi, le fragole di bosco e la discarica che mangia la vita. Sdraiarsi sulle felci, ascoltare gli uccelli, respirare il fiato della montagna. Odiare il bar, la nafta, lasciare la fabbrica per tornare sfiniti alla vita. Rincasare, maledire l’uomo, la propria natura e avere nostalgia di quella perduta, innocente e devastata. Soffrire d’amore, soffrire di vita e di fitte al cuore nelle prigioni grigie e definitive di un paese normale.

BRANI:        

   1. il ragazzo di Veronica
   2. sulla pianta del re
   3. una sera
   4. filastrocca
   5. las vegas
   6. alba alcolica
   7. tirintirì
   8. sangue
   9. otto ore  
 10. mangu cu’ gass
 11. baci e sorrisi
 12. sangrilà
 13. balliamo stasera
 14. un’idea
 15. santa Maria
 

 

 

Il Veleno delle Mele  è un disco sull’inganno. Retroscena di una periferia di mare sempre più sola e dimenticata, abbandonata e inesplorata. Una raccolta indifferenziata di veleni tramandati da generazione in  generazione, da navi a pesci. Undici brani.
Undici tracce di vita, che ne lasciano immaginare innumerevoli altre a chi voglia farsi coinvolgere e avvolgere dall’ascolto de Il Veleno delle Mele. Che può dirsi una raccolta di sentieri, talora realmente percorsi, talvolta soltanto immaginati, desiderati o temuti.
Sempre densi di un’eloquenza forte, tenace, che sa farsi spazio, per emergere dal silenzio di una periferia che sogna ma tace, preferendo alle volte… ripiegarsi su se stessa, arrotolandosi nella confusione, indotta e subìta. Un’eloquenza luminosa, che sa raccontare agevolmente temi difficili e universali, e li chiarisce, mentre accarezza il corpo e sfiora lo spirito. Il passato e la tradizione, che alimentano l’arte della memoria e della bellezza.
L’ignoranza della storia. I legami familiari, talvolta dolorosi, e i loro condizionamenti sull’anima carnale. Il lavoro nei campi. I vecchi, inascoltati, che “tacciono ormai come pilastri di un rifugio sulla via”. L’inganno dietro l’apparenza. L’amore sognato, sperato, supplicato, tradito. Rinchiuso, infine, nella scatola della malinconia. Qualunque parola volesse essere “l’ultima parola” su Il Veleno delle Mele è destinata a trasformarsi, ineluttabilmente, nella penultima. L’immaginazione e la ricerca non hanno fine. Cosa possiamo mai fare, se non “urlare, amare, rischiare, danzare”, e vedere il cielo.                 

Daniela Cirino

BRANI:        

   1. venerdi diciassette
   2. un posto bellissimo
   3. motori Morelli
   4. Edera
   5. in autunno
   6. al bar della comare
   7. madre terra
   8. polka del Varrone
   9. polvere
 10. il veleno delle mele
 11. sola andata
                                         

     
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