Discografia

Memorie permanenti è un disco sull’esistenza vincolata dai legami e dalla memoria, terreno di ideali per i quali la vita può anche essere sacrificata.
La memoria necessaria, dovuta e imprescindibile, serra le prigioni dei modelli di rapporto e custodisce l’intimo persistere dei ricordi.

BRANI:         

    

   1. Un porto per amico
   2. Il senzanome
   3. Rovi di memoria
   4. Il ritorno di Ettore
   5. Ipazia
   6. Il circo in città
   7. Millenovecentoottanta
   8. Andatura sospetta
   9. Giallo di fumo   

                                                                                                                            

 

 

 

 

 

Smog chiral è un album da solista che va a completare il lavoro cominciato con il mini-album Smog
Le canzoni sono intese come immagine speculare dell’autore. 
Smog chiral è un album che racconta la personale condizione esistenziale, il disagio e l’incapacità di elaborare nuove strategie contro la solitudine.

BRANI:

        

  1. Fortezze di fragilità
  2. I mari del sud
  3. Il santo bevitore
  4. Default
  5. Gelo
  6. Nuda
  7. Nostos
  8. Lamento
  9. Smog chiral

 

 

Smog

Un disco per raccontare l’altra faccia del capitalismo, le conseguenze di un sistema che rivela la propria crudeltà e le persone che le vivono quotidianamente. E’ ciò che è racchiuso in Smog, mini album del cantautore Caruso, in uscita il 25 aprile in anteprima digitale su Bandcamp e in formato fisico sul sito ufficialewww.giuseppecarusoofficial.it. Il lavoro è stato anticipato dall’uscita dei due singoli: Smog, da cui l’album prende il nome, e Gravidanza. 
Cinque tracce che narrano e descrivono un ecosistema in crisi e che tentano di dare voce agli esclusi, a quelle persone che non lo hanno scelto ma che ne sono vittime e dei loro tentativi di fuggirne, persone per cui il più delle volte il lieto fine non è contemplato. 
Il mini-album si apre con “Smog”, elemento invisibile e dominante, la cui onnipresenza inebria ogni giorno le nostre vite e che può simbolicamente rappresentare la nube di illusioni materiali da cui siamo circondati e di cui ci circondiamo per riempire quotidianamente le nostre esistenze. Il tutto mentre dall’altra parte del mondo migliaia di persone si mettono in viaggio costrette a fuggire da contesti disumani, viaggio che viene raccontato in “Gravidanza”, dando voce a un narratore d’eccezione: il mare, traghettatore di speranze e molto più spesso testimone involontario di stragi di vite umane e di mancata accoglienza. 
Segue “Riviera”, brano che descrive una barca fatta della speranza degli ultimi, barca che non possiede “né remi né vela per andar”, che non riesce a trovare un porto sicuro in cui attraccare e che continua a navigare in un mare di ingiustizie, come la ‘ndrangheta, la guerra, la povertà. 
In “Africa Nera” invece l’autore cerca, senza pretese, di immaginare la vita e lo stato d’animo di quelle persone che riescono a fuggire dalla propria terra ma si ritrovano poi prigioniere in un paese straniero e ostile. 
Il mini-album si chiude con “Senza benzina”, una ballata allegra e ironica sull’assurdità del controllo che il petrolio riesce ad esercitare sulle nostre vite e sull’affanno quotidiano nel tenere il passo in un sistema che accelera e consuma. 
Emergono così due mondi diversi che sebbene possano sembrare lontani o contrapposti evidente resta la loro inevitabile e spietata connessione. 
L’album è stato registrato in presa diretta, la scelta dell’autore deriva dalla volontà di ricreare in studio l’ambiente live, senza ricorrere ad effetti particolari e puntando a prediligere l’essenza del brano. 
L’approccio minimalista degli arrangiamenti lascia esprimere i testi, il loro valore evocativo e il forte messaggio che intendono trasmettere all’ascoltatore. 

Press Officer 
Teresa Panzarella 

BRANI:

        

  1. Smog
  2. Gravidanza
  3. Riviera
  4. Africa nera
  5. Senza benzina

 

Mangu cu’ gass. Uno sguardo al cielo e uno in terra. L’arte di sabotarsi per sopravvivere. Contare i propri passi per restare fermi tra gli agrumeti e il mediterraneo. Fare la conta dei vivi e dai morti in arrivo cullati dal mare. Lasciare la statale, rifugiarsi al Varrone per vedere meglio il cielo, l’acqua, gli ontani, i pini e i pioppi, le fragole di bosco e la discarica che mangia la vita. Sdraiarsi sulle felci, ascoltare gli uccelli, respirare il fiato della montagna. Odiare il bar, la nafta, lasciare la fabbrica per tornare sfiniti alla vita. Rincasare, maledire l’uomo, la propria natura e avere nostalgia di quella perduta, innocente e devastata. Soffrire d’amore, soffrire di vita e di fitte al cuore nelle prigioni grigie e definitive di un paese normale.

BRANI:

        

  1. Il ragazzo di Veronica
  2. Sulla piante del re
  3. Una sera
  4. Filastrocca
  5. Las vegas
  6. Alba alcolica
  7. Tirintirì
  8. Sangue
  9. Otto ore
  10. Mangu cu’ gass
  11. Baci e sorrisi
  12. Sangrilà
  13. Balliamo stasera
  14. Un’idea
  15. Santa Maria

 

 

 

Il Veleno delle Mele  è un disco sull’inganno. Retroscena di una periferia di mare sempre più sola e dimenticata, abbandonata e inesplorata. Una raccolta indifferenziata di veleni tramandati da generazione in  generazione, da navi a pesci.

Undici brani.
Undici tracce di vita, che ne lasciano immaginare innumerevoli altre a chi voglia farsi coinvolgere e avvolgere dall’ascolto de Il Veleno delle Mele. Che può dirsi una raccolta di sentieri, talora realmente percorsi, talvolta soltanto immaginati, desiderati o temuti.
Sempre densi di un’eloquenza forte, tenace, che sa farsi spazio, per emergere dal silenzio di una periferia che sogna ma tace, preferendo alle volte… ripiegarsi su se stessa, arrotolandosi nella confusione, indotta e subìta. Un’eloquenza luminosa, che sa raccontare agevolmente temi difficili e universali, e li chiarisce, mentre accarezza il corpo e sfiora lo spirito. Il passato e la tradizione, che alimentano l’arte della memoria e della bellezza.
L’ignoranza della storia. I legami familiari, talvolta dolorosi, e i loro condizionamenti sull’anima carnale. Il lavoro nei campi. I vecchi, inascoltati, che “tacciono ormai come pilastri di un rifugio sulla via”. L’inganno dietro l’apparenza. L’amore sognato, sperato, supplicato, tradito. Rinchiuso, infine, nella scatola della malinconia. Qualunque parola volesse essere “l’ultima parola” su Il Veleno delle Mele è destinata a trasformarsi, ineluttabilmente, nella penultima. L’immaginazione e la ricerca non hanno fine. Cosa possiamo mai fare, se non “urlare, amare, rischiare, danzare”, e vedere il cielo.                  D. C.

BRANI:

        

  1. Venerdì diciassette
  2. Un posto bellissimo
  3. Motori Morelli
  4. Edera
  5. In autunno
  6. Al bar della comare
  7. Madre terra
  8. Polka del Varrone
  9. Polvere
  10. Il veleno delle mele
  11. Sola andata                                         
     
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