Discografia

Smog è un disco sul capitalismo ma si potrebbe anche dire che sia un disco del capitalismo, o che sia conseguenza del capitalismo. Ad ogni modo cambia peso e forma a seconda delle circostanze e cercando salvezza non trova il suo Egitto. Si perde tra i paradossi esistenziali concentrandosi più sulle conseguenze che sulle ragioni dei fatti. L’accorata disperazione di chi va per mare soggiace alle necessità di consumare petrolio. Il personale equilibrio esistenziale, come un molare malato divenuto troppo sensibile nel tempo, è dolore acuto e assordante per le temperature altalenanti imposte dalla caccia al posto al sole, riciclaggio di un sogno americano scaduto e di un occidente sbandato in una corsa all’oro senza Jack London; niente a che vedere col mondo in guerra visto per televisione.

BRANI:

1.  Smog
2. Gravidanza
3. Riviera
4. Africa nera
5. Senza benzina

 

Mangu cu’ gass. Uno sguardo al cielo e uno in terra. L’arte di sabotarsi per sopravvivere. Contare i propri passi per restare fermi tra gli agrumeti e il mediterraneo. Fare la conta dei vivi e dai morti in arrivo, cullati dal mare. Lasciare la statale, rifugiarsi al Varrone, per vedere meglio il cielo, l’acqua, gli ontani, i pini e i pioppi. Le fragole di bosco e la discarica che mangia la vita. Sdraiarsi sulle felci, ascoltare gli uccelli, respirare il fiato della montagna. Odiare il bar, la nafta, lasciare la fabbrica, tornare sfiniti alla vita. Rincasare, maledire l’uomo, la propria natura e avere nostalgia di quella perduta, innocente e devastata. Soffrire d’amore, soffrire di vita, di fitte al cuore e di prigioni grigie e definitive.

BRANI:

1. Il ragazzo di Veronica
2. Sulla pianta del re
3. Una sera
4. Filastrocca
5. Las Vegas
6. Alba alcolica
7. Tirintirì
8. Sangue
9. Otto ore
10. Mangu cu’ gass
11. Baci e sorrisi

Special Tracks

12. Sangrilà
13. Balliamo stasera
14. Un’idea
15. Santa Maria

 

 

Il Veleno delle Mele  è un disco sull’inganno. Retroscena di una periferia di mare sempre più sola e dimenticata, abbandonata e inesplorata. Una raccolta indifferenziata di veleni tramandati da generazione in  generazione, da navi a pesci.

Undici brani.
Undici tracce di vita, che ne lasciano immaginare innumerevoli altre a chi voglia farsi coinvolgere e avvolgere dall’ascolto de Il Veleno delle Mele. Che può dirsi una raccolta di sentieri, talora realmente percorsi, talvolta soltanto immaginati, desiderati o temuti.
Sempre densi di un’eloquenza forte, tenace, che sa farsi spazio, per emergere dal silenzio di una periferia che sogna ma tace, preferendo alle volte… ripiegarsi su se stessa, arrotolandosi nella confusione, indotta e subìta. Un’eloquenza luminosa, che sa raccontare agevolmente temi difficili e universali, e li chiarisce, mentre accarezza il corpo e sfiora lo spirito. Il passato e la tradizione, che alimentano l’arte della memoria e della bellezza.
L’ignoranza della storia. I legami familiari, talvolta dolorosi, e i loro condizionamenti sull’anima carnale. Il lavoro nei campi. I vecchi, inascoltati, che “tacciono ormai come pilastri di un rifugio sulla via”. L’inganno dietro l’apparenza. L’amore sognato, sperato, supplicato, tradito. Rinchiuso, infine, nella scatola della malinconia. Qualunque parola volesse essere “l’ultima parola” su Il Veleno delle Mele è destinata a trasformarsi, ineluttabilmente, nella penultima. L’immaginazione e la ricerca non hanno fine. Cosa possiamo mai fare, se non “urlare, amare, rischiare, danzare”, e vedere il cielo…  D. C.

BRANI:

1. Venerdì diciassette
2. Un posto bellissimo
3. Motori Morelli
4. Edera
5. In Autunno
6. Al bar della Comare
7. Madre Terra
8. Polka del Varrone
9. Polvere
10. Il Veleno delle Mele
11. Sola andata

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